Terremoto, INGV: sisma provocato dal meccanismo di estensione dell’Appennino

E’ l’estensione dell’Appennino da Est a Ovest, il meccanismo all’origine del terremoto di magnitudo 6 che ha colpito Rieti alle 3:36 di oggi e che ha finora provocato decine e decine di scosse in una zona di circa 30 chilometri compresa fra Lazio, Marche e Umbria. “Il tipo di movimento osservato dai dati sismici indica una faglia estensionale, simile a quella all’origine dei terremoti piu’ recenti e vicini, ossia quello de L’Aquila del 2006 e quello di Colfiorito del 1997”, ha detto all’ANSA il sismologo Alessandro Amato, dell’Ingv. “Anche quei terremoti erano stati superficiali, avvenuti come questo alla profondita’ compresa fra 8 e 10 chilometri, cosa che spiega i forti scuotimenti”.

Il terremoto e’ avvenuto in una zona ”ad alta sismicita”’, nella quale storicamente si sono verificate forti scosse, ha detto il sismologo Amato. Il forte terremoto piu’ recente, di magnitudo 5.9, ha colpito Norcia nel 1979, altri forti terremoti sono avvenuti fra ‘0600 e ‘700. Il piu’ violento, di magnitudo stimata 7, colpi’ Norcia e Cascia nel gennaio 1703.

“Temiamo uno strascico di repliche anche forti”. E’ il sismologo dell’Ingv Andrea Tertulliani ad affermarlo, raggiunto telefonicamente dall’Adnkronos. “E’ una zona ad altissimo rischio sismico in cui incidono faglie sismogenetiche simili a quelle che secoli passati hanno fatto già registrare gravi episodi sismici”. Quest’area, evidenzia il sismologo Tertulliani, “è un’area Appenninica dove incidono faglie sismogenetiche simili a quelle che hanno già fatto registrare nei secoli scorsi terremoti imponenti”. Dunque, continua il primo ricercatore dell’Ingv, scosse come questa che ha colpito il Centro Italia “sono state già registrate nei decenni passati” e “riteniamo che altre ne verranno”. “Già nel 1639 in quest’area è stato registrato un sisma ‘gemello’ al terremoto verificatosi questa notte”. In quell’anno, riferisce, “furono registrate scosse della stessa entità, a dimostrazione che stiamo parlando di una zona ad altissimo rischio sismico”. Ma quello del ‘600 non è l’unico terremoto che ha sconvolto nei secoli passati quest’area del Centro Italia. “Anche nel 1703 -ricorda Tertulliani- ci fu una sequenza sismica molto intensa e che coinvolse un’area estesa nel territorio di Norcia”, molto simile a alla scossa che ha stravolto questa notte un’area fra il Lazio, l’Umbria e le Marche. “Il terremoto di questa notte, ribadisco, è avvenuto in un’area considerata ad altissimo rischio sismico, un’area dove i terremoti si ripetono con frequenza” evidenzia ancora il sismologo. Più di recente, “voglio ricordare il terremoto che ha colpito l’Umbria nel 1997” aggiunge ancora Tertulliani riferendosi al sisma che ha colpito Umbria e Marche nel 1997, un forte sisma che interessò parte delle due regioni dell’Italia centrale nel settembre-ottobre 1997 e nel marzo 1998, con una magnitudo di 6,1. Senza dimenticare, prosegue ancora il sismologo dell’Ingv, il terribile terremoto de L’Aquila del 2009, un sisma che fu anticipato da una serie di eventi sismici, iniziati nel dicembre 2008, con epicentri nell’intera area della città, della conca aquilana e di parte della provincia dell’Aquila. La scossa principale, verificatasi il 6 aprile 2009 alle ore 3.32, ha avuto una magnitudo pari a 6,3.

Fonte : meteoweb.eu